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Uno dei miei ultimi progetti fotografici, MonterossoAmare, nasce in seguito all’alluvione che il 25 ottobre 2011 colpì il paese di Monterosso al Mare nelle Cinque Terre, ed è un gesto spontaneo ed autentico d'amore verso la mia terra natia.
Dalla mostra nasce l'omonimo libro che racchiude gli scatti fotografici dell’intera ricerca, durata due anni, ed è stato pubblicato nel 2013 da Edizioni Giacché e presentata presso La Feltrinelli di Genova e menzionata dal New York Times.

La mostra nasce per sostenere la Squadra Protezione Civile/A.I.B. -Sandro Usai- Monterosso al Mare.
Di seguito la Presentazione della mostra, nata nel Dicembre 2011 a un mese dall'alluvione e portata in giro per l'Italia fino al 2013:

Banchi di una chiesa che galleggiano nell’acqua, negozi sommersi di fango fino al soffitto, angeli del fango che, vanga alla mano, cercano di farsi strada… fotografare è in questo progetto un bisogno istintivo.
Il punto di vista dell’autrice è inserito senza scampo all’interno del paese natale, il suo non è un voler parlare della situazione ma un dover guardare, la necessità di vedere e l’esigenza di scoprire e capire quale ferita è stata inflitta alla sua terra. Potremmo quasi dire che la percezione di Miriam Rossignoli si fa portavoce dell’anima di Monterosso, accollandosi la sua parte di responsabilità, sopportazione e sofferenza.

Anche se la natura non viene fotografata direttamente ci accorgiamo di come essa sia allo stesso tempo protagonista ed antagonista, vittima e carnefice. La natura grida la sua stanchezza e denuncia la non curanza dell’uomo e lo fa con prepotenza, senza avviso, si riappropria dei suoi spazi, mostrandoci la sua forza ed anche la sua sacralità.

Infatti emerge dal circuito delle immagini l’aspetto sacro della natura, quell’aspetto che è poi il rispetto dell’ambiente, la stima e il riguardo che l’ambiente merita ma dimenticati dall’uomo, lo stesso uomo che in questi scatti è presente come figura marginale, dimostrando pienamente la sua impotenza.

Il progetto fotografico conferma che le attività, le architetture, le invenzioni dell’uomo sono soggette all’umore della natura e all’ambiente che le ospita ma lo fa con onestà, non volendo alludere a nessuna novità, con sincerità pone l’attenzione su quello che è successo, soffermandosi su quello che realmente c’è.

Ed è un prendersi cura autentico il lavoro di Miriam Rossignoli, dove una colomba prende il volo dai detriti nel giorno seguente l’alluvione, dinanzi ad un’automobile ormai spogliata dalla sua funzione; dove una madonna è costretta a non vedere e a non udire ciò che la circonda perché mutilata durante l’inondazione; dove l’onnipotenza umana, alimentata e cresciuta attraverso i soldi e l’arricchimento materiale, scompare, ricoperta dal fango.
Miriam Rossignoli registra la distruzione di uno dei più begli angoli d’Italia, ma anche la coesione sociale dei Monterossini, la loro voglia di rimboccarsi le maniche e risollevarsi e gli aiuti giunti grazie alla solidarietà degli Italiani e dei tanti stranieri che hanno soggiornato in quell’angolo di Liguria.


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